Festeggiamenti ad Acquaro in onore di S. Rocco

Gazzetta del Sud del 20 settembre 1955

Quest’anno la tradizionale festa di S. Rocco, che ha avuto luogo nei giorni 15, 16, 17 e 18 settembre corr., si è svolta con carattere di particolare solennità.
Il Comitato organizzatore, presieduto dal vice parroco, Sav. Giuseppe Gagliardi, si è adoperato, collaborato attivamente dall’insostituibile Sindaco, prof. Giuseppe Ierfone, per far sì che il più importante avvenimento della storia religiosa di Acquaro venisse celebrato nel migliore dei modi.
Il culto della popolazione per il Santo da Montpellier è particolarmente sentito in Acquaro. La festa, infatti, non solo fa accorrere gente da tutta la vasta zona del vibonese, ma richiama pure i cittadini del nostro Comune, dispersi in ogni parte d’Italia, e tutti indistintamente, dai più poveri ai più abbienti, danno il loro contributo per l’ottima riuscita delle manifestazioni.
In questa nobile gara di solidarietà verso il Protettore si distinguono particolarmente i fratelli emigrati, che dalle lontane terre d’oltre Oceano mandano ogni anno il loro pensiero riconoscente.
Un particolare della festa degno di rilievo è il modo con cui la popolazione della lontana frazione montana Piani tributa gli omaggi al Santo. I nostri montanari la mattina di domenica, 18 settembre, dalle loro lontane e solitarie casette sparse sul fertile pianoro del Preappennino calabrese scendono al capoluogo con canestre colme di rafferme ciambelle fatte dalle loro stesse mani col frumento prodotto dalla loro terra.
Si tratta di quintali e quintali di bianco e saporito pane, che viene offerto al Santo con una cerimonia di virgiliana memoria e che poi viene messo in vendita all’aperto il giorno successivo alla chiusura della festa.
L’offerta avviene così: s’infilano le ciambelle alle corna delle mucche accoppiate, che, sotto la guida dei loro padroni, ascendono pazientemente la scalinata della Chiesa parrocchiale di S. Maria dei Latini, sita in piazza Matrice, per offrirle al Santo, adagiato per l’occasione sul limitare della porta della Chiesa stessa. Con ciò i montanari si propiziano il favore del Santo da Montpellier per l’allontanamento della peste e la prosperità dei loro campi.

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